Balletto en travesti a Cattolica, l’unica tappa romagnola di Les ballets Trockadero

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Balletto en travesti a Cattolica, l’unica tappa romagnola di Les ballets Trockadero.

di CLAUDIA ROCCHI
CATTOLICA. Il teatro della Regina di Cattolica ridà lustro al balletto con la più nota compagnia en travestì. Arrivano Les ballets Trockadero de Monte Carlo divertente gruppo newyorchese no-nostante i francesismi, formatosi nel 1974 parten-do da teatrini off. Giovedì 27 ottobre alle 21.15 la compagnia affron-ta l’unica data romagnola del tour. Sedici ballerini, tutti uomini ma con scar-pette in punta, che vola-no, girano, saltano in mo-do superbo e divertente. Creano parodie di balletti di repertorio, a Cattolica dal Lago dei cigni (secon-do atto di Ivanov-Caikov-skij), da Esmeralda (Peti-pa-Pugni), oltre a Go for Barocco del fondatore Pe-ter Anastos, su musiche di Bach. Fra i tre ballerini italiani in compagnia (Paolo Cervellera di Puti-gnano, Raffaele Morra di Fossano), c’è anche Ales-sandro Pretto, nato nel 1985 a Vicenza. Dopo il di-ploma all’accademia francese Princesse Grace di Montecarlo sotto la guida della valente Mari-ka Besobrasova, ha dan-zato all’English National ballet di Londra e nel te-desco Stadttheater di Ko-blenz, per poi unirsi nel
ballerino Les hai rockadero la danza che diventa comica
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sentivo suffi-alte motivato – il danzatore – ; ballerino di for-
mazione IldSSILd e i ruoli maschili, se non sei un principal, sono riduttivi. Nutrivo inoltre un amore per le scarpe da punta, ta-bù per i ragazzi, e così mi sono presentato a un’au-dizione ed eccomi qua, da cinque anni». Ha trovato motivazio-ne? «Eccome! Con i Trocks ho la possibilità di inter-pretare i ruoli femminili più belli, a Cattolica sono Esmeralda, prossima-mente diventerò Giselle. Certo sono ruoli dramma-tici, eroine dal cuore in-franto, ma noi le rendia-mo divertenti giocandoci su». Lo sfollò non danneg-gia questi personaggi i-cone? «Al contrario, li caratte-rizza, diverte il pubblico
LES BALLETS TROCKADERO arrivano giovedì 27 al Teatro della Regina di Cattolica
e, per quanto mi riguar-da, mi consente di mette-re in luce un lato comico di me che mai avrei pen-sato di avere. Inoltre, co-sa importante, favorisce un approccio al balletto anche per chi nutre riser-ve verso il genere, e at-trae un pubblico giova-ne». Sorprendete per l’ele-vazione, usate forse
scarpette magiche? «Magari, sarebbe bello avere molle speciali; in realtà le nostre sono nor-mali scarpe a punta, con la differenza che qualcu-no fra noi porta fino al nu-mero 46! Certo che la tec-nica maschile, dando for-za a salto e giro, consente di esprimere una eleva-zione superiore rispetto a una ragazza, accrescendo
la spettacolarità». La vostra è una prepa-razione simile a quella di un’altra compagnia classica? «Forse anche superio-re; ogni giorno, dovunque ci troviamo, facciamo la nostra classe di un’ora e mezza. Seguono poi le prove per cinque, sette o-re complessive a cui dob-biamo aggiungere un’ora e mezzo di trucco e par-rucco, impegnativo ma fondamentale nel nostro spettacolo». Nonostante il diverti-mento proponete sem-pre brani di repertorio, non rischiate di essere ripetitivi? «No, noi non ci annoia-mo e neppure il pubblico. Abbiamo uno spirito alle-gro che trasmettiamo alla gente, nelle nostre lezioni aperte. Usiamo uno stile vintage della danza russa anni Sessanta/Settanta e, anche se puntiamo sul re-pertorio, lo aggiorniamo costantemente. Stiamo preparando “Napoli” di Bournonville e dunque affronteremo uno stile di-verso».
La compagnia en travestì, è un gruppo newyorchese di 16 ballerini tutti maschi
Come mai la sua car-riera è stata tutta in compagnie straniere? «Fino al 2008-09 ho fatto audizioni anche in Italia: arena di Verona, Firenze, Scala di Milano, accor-gendomi però che non conta la meritocrazia. Nelle compagnie statali e-sistono degli “aventi di-ritto”, graduatorie in ba-se agli anni di permanen-za; non si dà spazio ai gio-vani scegliendo sulla qua-lità, cosa che invece acca-de all’estero». Oggi che l’omosessua-lità non è più tabù in-contrate ostacoli quan-do vi proponete nei tea-tri? «Essendo io giovane non ho vissuto i momenti tragici passati dalla co-munità gay, specie negli anni Ottanta. Solitamen-te il nostro pubblico è sempre caloroso e gli or-ganizzatori ci accolgono anche perché siamo una compagnia facile, ci ba-siamo su di un lavoro co-rale e abbiamo spirito di adattamento. Se siamo “divi”, lo siamo solo sulla scena». • Info: 0541 966778

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